dicembre 08, 2009

Luoghi logori.

Sudicio e buio.
Per incuria e cattiva volontà.

Acqua che non è più acqua,
per divieto d'ogni uso e consumo.

Aria pesante,
come un futuro che non raccoglie niente
e promette le stesse cose da sempre.

Chi parte, dicono che tradisca.
Chi resta fa peggio, perchè resta da complice.
Il silenzio rimane mafia.

Io rimango senza meta.

dicembre 04, 2009

La mia ansia di dire, contro l'incapacità del fare

Io lo so che di sottofondo a questo blu su campo bianco ci vorrebbe anche una canzone.
E non sai quante volte ci ho provato e riprovato a mettere insieme segni e suoni.

Ma qualcosa non si è incastrato per il verso giusto.
Il formato sbagliato dentro uno scarso intuito.

Un pò mi spiace, perchè ti avrei voluto far scorrere in questo piccolissimo mare marziano in tutta la dirompenza della tua leggenda.
Ritornare ogni volta ad oggi e al fascino dimenticato della tua storia di solitudine e imperfetto incanto.
Non ho saputo darti la musica, ma ti ho sempre avuto in mente.
E se ogni tanto vinco la paura del vuoto e mi spingo un pò più al largo di quel che sono capace è perchè penso che in fondo in mare non mi può capitare niente di peggio che sulla terra.
E ogni volta che a terra ritorno, gocciolante d'acqua e palpito penso a chi, a suo modo e in solitudine quella terra continua a reggerla.

« The dreams in which I'm dying
are the best I've ever had »















Colapisci.

dicembre 02, 2009

Raccolta differenziata.

Prese le due parole, che la guardavano smarrite.
Le accarezzò con disinvolto dolore e ne fece un gomitolo da 5 lettere.
Mescolò il senso, smosse il significato.
Ne fece un misto di alfabeto parziale e tornò a guardarle.
Poi a dividerle, tentando un ordine.
Le vocali da una parte.
Le consonanti dall'altra.
3 a 2.
Non c'era modo di battere, per avanzare in pari.
Nè di levare, per riprendere equilibrio.
In ogni caso non si trovava soluzione, all'orrore d'intrappolarsi in un discorso di quelli già sentiti.
Mille volte.
200 volte 5 lettere.

Senza sapere dentro, cosa potesse davvero esserci, preferì avvolgerle a caso, con una fotografia oramai troppo vecchia per ricordare il come e il quando.
Nè giorno nè stagione.
Forse un'altra inutile occasione.

Sorrise, insicura sul da farsi.
Il contenitore giusto per differenziare l'odio dall'amore.
Una bottiglia, è vetro.
Un giornale, è carta.
Un barattolo, è alluminio.

Ma le parole...
Quelle che dichiarano, leggere come carta.
Quelle che tagliano, più del vetro rotto.
Quelle che scintillano, come alluminio tirato a lucido.
Le parole chi mai aveva pensato a dove buttarle?

Una soluzione poteva essere quella di affogarle.
Me le parve ingiusto, per il bel verde che serpeggiava intorno a due ombre inchiodate dal sole.
Bruciarle, forse.
Ma si sarebbe fatto un gran fumo per nulla.

Nasconderle? Le spiaceva trattarle come un reato.

Decise alla fine, che era meglio proteggerle. In attesa di un'occasione migliore.
Avvolte confuse dentro un luce felice.

novembre 26, 2009

Listen Up!



Dentro questo post ci stanno molte cose.

Correzioni e cambiamenti.
Persone, persone e ancora persone.

Mattinate perse a fare 20 cose insieme.
E un pomeriggio dietro l'altro a guardare fisso il muro dietro questo schermo.

Ci sono corse,
diete.
attese.
Intenzioni, promesse, naufragi e collassi.

Presenze, presenze, presenze.
E poi vuoto.

L'idea di non poter star senza, e la scoperta che in fondo...si sopravvive anche così.

Ci sono dentro blog, post,commenti, vite lontane e tutte vissute.
Ci sono muri.

Di case, di paura, di ansia, di tutto quello che non si dice e non si è detto.
E pure quello che, oramai a questo punto è meglio non dire.

Ci sono le apparenze, che ingannano.
E anche le consistenze talvolta molto più frivole e leggere di quel che si crede.
Se non temono correzioni.

Galleggia qualche punta di amarezza, tra un passo e l'altro che prende velocità nella corsa.
Si è fatto tardi, per certe cose.
Non è più il tempo per altre.

Resta questo di tempo.
Ancora da ascoltare e respirare.

novembre 24, 2009

Ma la cantatrice calva?

Io davanti l'Arsenale ci sono passata non so quante volte.
E tutte, nessuna esclusa, non l'ho mai visto.
Ho visto la pizzeria naturale, la creperia, la gelateria, il negozio di zerbini e l'ultima fermata abituale subito dopo Piazza della Resistenza Partigiana.
Che qui a Milano c'è la mania di chiamare Piazza pure una rotatoria è un'altro discorso, ma Resistenza Partigiana vuoi non notarla o non ricordarla?
Il Teatro dell'Arsenale proprio no.
E questo la dice lunga sulla mia conoscenza dell'ambiente e dell'argomento.

Però a me il teatro incuriosisce.
Ci sono capitata a volte per coincidenze fortuite (alcune delle quali, lo ammetto, rovinose. Tipo un sogno di una notte di mezzestate qualche tempo fa..).
Ma non mi era mai capitato di entrare passando attraverso quella che sembra la facciata di una chiesa e ritrovarmi a centro palco accolta dagli attori.
"Prego, si accomodi pure di qua, tenga il programma di sala".

E' tutto scuro scuro e loro sono acconciati un pò strani, gli attori intendo.
Le sedie sono disposti sui tre lati del palco, che è quello da dove in pratica entra la gente.
Immaginati una chiesa per intenderci, ti vai a sedere sull'altare, nelle navate lateraleie poi la messala fanno in pieno centro.
Ecco, è più o meno così.
Ma molto meno maestoso, vistosamente nero e spartano.
E se sei un amante delle cose "all'ultimo minuto" e devi fare la pipì ti tocca riattraversare il palco e ripassare andata e ritorno sotto gli occhi ammiccanti degli attori e del pubblico.
Il pubblic che ancora entra, e non capisce perchè stai andando via senza piumino e con passo spedito (il bagno è accanto all'ingresso) e quello già seduto che inganna l'attesa cronometrando il tempo di sosta ai box.

Io sono entrata dopo di un uomo e sono uscita prima. Credo di aver insospettito più d'uno sul mio sesso.

Finalmente ci si siede, ci si appiccica gli uni agli altri e inesorabilmente si prende consapevolezza del primo e più terribile fatto. Anzi no, dopo i bagni, siamo già al secondo ma ugualmente terribile fatto: hai preso posto nella "navata laterale" e di fronte a te è seduta una classe.
Una classe di una qualche scuola.
Brivido e tragedia.
Già fanno caciar.
E pensi a Ionesco, al Teatro dell'Assurdo, a questi che sono cresciuti col Grande Fratello e le veline...e già sei mezzo rassegnato al disatro.

Ma invece...
Più assurdo di Ionesco e del Teatro si è rivelato il suo pubblico.
Ridanciano e serioso sempre al punto giusto.
Preciso, attento e partecipativo.

E gli attori?
Oh gli attori avrebbero fatto la gioia del loro stesso autore.
Immersi nella neve con i loro abiti appena intagliati ma una maestria recitativa cesellata ad opera d'arte.
Coinvolti e coinvolgenti.
Pieni di brio e ritmo come esige il tempo di una delle commedie dissennate più spassone del '900.

Applausi a scena aperta e la classe che corre a complimentarsi con gli attori.
Applausi anche a loro, che magari hanno avuto l'insospettabile fortuna di aver conosciuto un insegnante simile al mio capace di trasmettere un gusto per il comico forse di non semplice comprensione ma di lunga durata.

"Ma la cantatrice calva?"

Mai stata così in forma, la sua acconciatura resiste ad ogni moda.

novembre 23, 2009

Un posto nel mondo

"La commedia umana non mi assorbe abbastanza. Non appartengo interamente a questo mondo".
Eugène Ionesco

Improvvisamente, il mondo si aprì dentro quelle parole.
Io che ero abituata a cercare sbalordimento ed emozione dentro culle di meraviglia esplosa, mi accorsi di quanto sorprendente potesse essere la partecipazione al reale.
Reinterpretandone e reinventandone l'ovvia quotidianità.

Chi scriveva aveva aperto uno squarcio di curiosità laddove non immaginavo nemmeno si potesse aggrappare lo stupore più sfrenato.

Quell'inverno mi vestìì la faccia di sorrisi per qualche settimana, perchè a scuola si leggeva Ionesco e la sua cantatrice calva.
Quando il supplente d'italiano andò via ci ricordò che la cantatrice non avrebbe smesso di cantare, come ben sapevano in un piccolo teatro del quartiere latino di Parigi dove si esibisce quotidianamente incantando generazioni.

Penserò a quelle ore in classe e alla meraviglia dell'inaspettato domani, quando andrò a rendere carne alla carne, poggiando le orecchie su quel canto grottesco.
Infinito godimento che sciolse ben più d'una scena da gelido inverno.

novembre 21, 2009

Sono vento

"ho distrutto tutto il tempo, perchè il tempo è solo mio"
In questo stato di grazia incerto tra "dire fare baciare lettere o testamento" io mi sento vento, molto più del vento, perchè il vento forse non si sbronza.
Io vivo tra quello che è stato e forse non sarà mai, in un regime di perenne malinconia che esplode in singhiozzi d'impossibile imprevedibilità.
Come il vento, che non si può condizionare nelle sue correnti preferenziali.

Rispetta la mia scelta, per quanto azzardata sia.


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novembre 20, 2009

Con le migliori intenzioni.

"Non ho mai fatto le fotografie che mi ero proposta di fare.
Le foto sono sempre state migliori o peggiori"
(Diane Arbus)

novembre 19, 2009

Popolando solitudini.


Chi non sa popolare la propria solitudine,
nemmeno sa esser solo in mezzo alla folla affaccendata
(Baudelaire)