maggio 11, 2008

Festa della mamma. Reload.

Premessa.
Non ho mai ripresentato lo stesso post per la stessa ricorrenza.
Ma la ricorrenza è particolare, particolarmente interpretata e per certi versi particolarmente sentita.
Per cui lo riprendo pari pari ad un anno fa.


Questa è la storia di tre donne.
Le accomuna il coraggio e il sacrificio.
Questa storia lega il nord al sud, meglio di come potrebbe fare qualunque ponte sullo stretto.
Avvicina le anime libere, lega gli idealisti, incoraggia i figli che sono rimasti e che non si accontentano di obbedire alla cieca.
Queste storie raccontano di tutti quelli che nel loro vocabolario hanno cercato parole come dignità, coraggio, libertà, responsabilità, partecipazione e le hanno trovate belle, importanti, preziose a tal punto da farne un impegno di vita.
Ne hanno fatto idee e di quelle si sono armati nella lotta contro poteri antichi e nuove dittature.
Hanno sfidato l’ordine che esigeva cieca obbedienza, e anche se non sempre sono rimasti al nostro fianco, ci hanno lasciato un patrimonio ideale prezioso, un nuovo vocabolario di parole vive e palpitanti, che gli scagnozzi del potere vorrebbero spacciare oggi per lettera morta.
Ma sappiamo che quelle parole, hanno la forza di vite e vite, sono tenaci e sanno andare oltre il limite del foglio.
Trasudano slancio e pretendono riscatto.
Hanno bisogno di memoria viva.

Francesca.













Francesca arrivò a Sciara insieme al figlio di pochi mesi.
Era una donna che non passava inosservata: giovane, bella e abbandonata dal marito.
Lavorava la terra, faceva la raccolta delle olive, la mietitura, qualunque lavoro per permettersi di poter dare un’istruzione al figlio.
E Salvatore, con il lavoro della madre, ebbe il privilegio di prendersi la licenza elementare, il “diploma”, come orgogliosamente lo chiamava lei.
Salvatore Carnevale guidò le occupazioni delle terre, fondò in paese la prima sezione del sindacato e la prima sezione del partito socialista.

Per questo suo impegno al fianco degli sfruttati fu vittima di un attentato mafioso, cadde con dei colpi sparati al fianco e al torace a cui seguirono tre colpi di grazia “Due in testa, uno alla bocca…Colpirono alla testa, devastandogli la massa cerebrale, per distruggere le sue idee. Colpirono alla bocca perché aveva osato esprimerle per difendere i più deboli””

La madre Francesca sarà la prima donna a partecipare ad un processo contro la mafia e a sancire il principio secondo cui si può e si deve denunciare la violenza mafiosa.
La signora Francesca Serio non avrà mai giustizia.
Il processo, che arriva fino alla Cassazione e che vede tra gli avvocati persino due presidenti della repubblica (Giovanni Leone come difensore degli imputati, Sandro Pertini come esponente del PSI) assolve tutti e in pratica sancisce che LA MAFIA NON ESISTE.

E invece la mafia esiste, e come diceva Peppino Impastato E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!

Felicia.


Felicia di mafia non ne sapeva nulla, seppur cresciuta in Sicilia non era mai venuta a contatto con ambienti mafiosi e probabilmente non ne avrebbe mai saputo nulla se il padre avesse consentito al suo desiderio di sposare un giovane di Castelvetrano di cui Felicia si era innamorata.

Quell’amore non ebbe mai seguito perché il padre di Felicia non diede il suo consenso alle nozze, e la ragazza obbediente, si attenne alla volontà del padre.
Fu così che sposò Luigi Impastato, ignorando il fatto che fosse un mafioso.
Non uno di quelli di spicco, ma comunque mafioso.
Felicia pur essendo ligia alle “regole dell’obbedienza” cercò un compromesso col marito e pur senza rompere con la famiglia riuscì ad educare i figli in modo diverso.
Trasmise loro i valori della democrazia e fu sempre per loro una figura di protezione.
Ma non riuscì a proteggere Peppino, che alzò la voce contro il clan Badalamenti.
Prima con i comizi, poi con il giornale, poi con la radio.
Fino a che fu ammazzato, la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978.
Trattato per anni alla stregua di un terrorista.
Prima di morire Felicia Bartolotta ha visto riscattata la memoria del figlia, riconosciuto vittima di mafia.


Gina.

Gina Galeotti Bianchi nacque a Mantova nel 1913, e giovanissima si trasferì a Milano.
Le sua vita si intrecciò in modo indissolubile con i suoi stessi ideali, quello di una patria libera e quello dell’affermazione dei diritti delle donne.
Non poteva dunque non essere che una delle figure di primo piano del Gruppo di difesa delle donne e di assistenza ai combattenti della Liberà, costituitosi a Milano nel ’43 ed estesosi sul territorio italiano occupato, al fine di mobilitare tutte le donne di età e condizioni sociale diverse e organizzarle in modo che fossero in grado di affrontare tutte le necessità che scaturivano dell’inasprimento della guerra e dell’occupazione nazi-fascista nelle diverse città.

Gina, insieme alla sua bicicletta e col nome di battaglia Lia, fu protagonista di diverse azioni contro l’occupazione nazi-fascista in città e al contempo si impegnò per l’emancipazione femminile, affinché fosse riconosciuto il ruolo della donna nella società italiana.
Dai gruppi di difesa delle donne nacque quello che oggi conosciamo come UDI, unione donne italiane.

Lia, fu per tutta la vita una combattente.
La sua convinzione era quella che un mondo migliore poteva esserci solo se esistevano libertà, democrazia e giustizia sociale.
E in nome di questi ideali visse tutta la sua vita, fino al 24 aprile del 1945.
Quel giorno Lia fu falciata all’ingresso del quartiere Niguarda da una scarica di mitra tedeschi.
Morì nella speranza che il figlio potesse vivere in un’Italia Liberata.
Quando Lia morì era incinta di pochi mesi.


Abito adesso a pochi passi dalla casa in cui la partigiana Lia diresse i gruppi di difesa delle donne, e prima di adesso abitavo altrettanto vicina al quartiere dove Lia morì insieme al figlio che portava in grembo.
Seppur trapiantata qui sono figlia della stessa terra in cui hanno vissuto e sofferto Francesca e Felicia e non posso fare a meno idealmente di riconoscermi figlia di queste donne, così diverse eppure così indomite e antagoniste.
Tutte madri, che in nome di un futuro migliore hanno messo a repentaglio qualunque cosa, perfino la vita come nel caso di Lia.
Se il presente non ci offre esempi fulgidi cui trarre ispirazione per la nostra condotta, se le nostrae stesse madri ci spingono al compromesso e all’accettazione, ricordiamoci di queste donne.
Ricordiamoci di queste madri, e idealmente facciamoci adottare dal loro ricordo portandone avanti impegno e dedizione.
Per un futuro migliore.

maggio 10, 2008

La marcia degli assassini.

Oggi a Torino si radunano gli assassini, i poco di buono che bruciano bandiere e boicottano la cultura.
Invece che andarsene in giro nelle città per bene a spaccare la testa di coetani e anche no...
In numero inversamente proporzionale a quello della vittima colpita, ovvio. Così sei sicuro di far bene e in fretta. Tra mille calci uno giusto ci sarà.

Invece oggi a Torino marciano gli assassini, quelli poco perbene e poco buoni. Quelli che se potessero brucerebbero non solo le bandiere, ma anche i libri e gli stessi israeliani.

Voi ci credete?

Molti parrebbe di si, anche perchè se la terza carica dello Stato dice una cosa tanto sensata come fai a non crederci?.
E poi ci sono i giornali, i media, gli esperti del conflitto arabo-israeliano.
I difensori a spada tratta della cultura ad ogni costo.
Quelli che "contestare va bene, ma i libri no".

Perchè i libri no? Ma soprattutto perchè i libri si?
Cosa c'è di culturale nella fiera del Libro di Torino?
O meglio quanto c'è di culturale in questa manifestazione?
Poca cultura molta politica.

A Torino oggi si celebra la nascita dello stato di Israele, mentre ci si dimentica della Nakba palestinese.
Si celebra, durante una manifestazione che dovrebbe essere culturale, Israele.
Lo stesso Stato, per intenderci, che bombarda come niente fosse il Libano e interrompe il normale esercizio della vita quotidiana a Gaza.
Perchè Gaza è in mano ad Hamas! Direbbe qualcuno...
Ma Hamas era stata armata proprio dalla mano sionista contro la crescente forza acquistata a livello internazionale da Arafat.

E allora oggi a Torino vanno gli Assassini.
Quelli che più che boicottare la cultura vogliono smacherare una farsa.
Il balletto ipocrita di un evento politico spacciato per altro.
Oltre alla contraddizione immorale di festeggiare una nascita e dimenticare una tragedia. Cosa di per se già poco culturale...
A meno che non si voglia far propria l'idea tipica del sionismo quale progetto coloniale responsabile della pulizia etnica palestinese avvenuta nel '48/49.

Ma attenzione, questa non è la versione che un banale e comune "assassino filopalestinese in kefia" da del sionismo (e sottolineo s i o n i s m o) ma è la definizione che ne da lo storico israeliano Ilan Pappe.
"In Israele non c’è una democrazia compiuta. Ci sono argomenti che rimangono un tabù, verità ufficiali che nessuno deve mettere in discussione altrimenti scattano le punizioni e talvolta si arriva alla diffamazione. Ad esempio, è stata accolta con disgusto la mia proposta di sanzioni internazionali contro Israele sino a quando questo paese non consentirà ai palestinesi di vivere liberi e indipendenti, proprio come si fece nel caso del Sudafrica razzista. Sono stato attaccato duramente, e non sono mancati anche gli insulti. Allo stesso tempo ho ricevuto lettere di approvazione da parte di molti israeliani, a conferma che la società di questo paese è viva e capace di mettersi in discussione anche se resta in gran parte prigioniera del mito, dell’ideologia, del nazionalismo."
In Israele, da molti presentato come il più democratico paese di quell'area martoriata, non c'è una democrazia compiuta. E anche gli intellettuali, anche quelli israeliani, non hanno vita facile.

"Il trattamento che mi viene riservato in Israele è la conseguenza delle conclusioni alle quali è giunto il mio lavoro di ricerca, che sono profondamente diverse da quelle della maggior parte degli storici del paese. È la mia critica del sionismo, o meglio di alcuni suoi aspetti, che fa saltare i nervi a coloro che mi criticano. Non è, come pensano molti, una questione legata alla mia condanna della politica dei governi israeliani verso la questione palestinese. Molti miei colleghi pensano, scrivono e dicono le stesse cose ma non mettono in discussione il sionismo come faccio io. Ecco perché sono nel mirino di tante persone, sia ai vertici dell’establishment politico sia nella mia università. Lo stesso comunque accade anche ad altri colleghi che condividono le mie posizioni, come Tania Reinarth. Di loro però si parla molto meno e io, paradossalmente, posso considerarmi «fortunato»."

Ecco come viene trattata la cultura in Israele.

Nella primavera del 2005 accademici britannici attuarono per alcune settimane il boicottaggio dell'Università di Haifa (dove insegnava Ilan Pappe) e dell'Università di Al Quds (Gerusalemme).
"Il boicottaggio accademico di Haifa, Bar Ilan e delle altre università israeliane era in discussione in Gran Bretagna già dal 2002, quando l’esercito israeliano distrusse metà del campo profughi di Jenin. I colleghi britannici mi domandarono tre anni fa se ritenevo legittimo l’isolamento degli atenei israeliani. Risposi di sì perché, come ho spiegato prima, ritengo il boicottaggio uno strumento di pressione su importanti settori della società israeliana che rifiutano di prendere in considerazione la violazione dei diritti dei palestinesi. Nel caso di Haifa i colleghi britannici non hanno valutato solo i miei problemi nello svolgimento del lavoro, ma anche le discriminazioni nei confronti degli studenti arabi. Nel caso di Bar Ilan non dobbiamo dimenticare che questa università sostiene un college nella colonia ebraica di Ariel, quindi nei Territori occupati, in violazione delle risoluzioni internazionali. In ogni caso la decisione presa dal mondo accademico britannico non ha avuto vita lunga: i sostenitori di Israele, non solo in Gran Bretagna, in poche settimane hanno avuto il sopravvento e l’isolamento delle due università è stato revocato."

L'intera intervista ad Ilan Pappe, di cui qui trovate alcuni passaggi, si può trovare qui.
Un'altra, sulla concezione dello stato israeliano, la trovate qui.
Se siete particolarmente volentorosi potete andare a trovare Pappe in libreria e comprare uno dei suoi saggi.

Pappe oggi non è più un docente di Storia presso l'Università di Haifa.
E' stato costretto a traferirsi in Gran Bretagna, dove insegna all'Università di Exter.
Chi è che boicotta la cultura?


maggio 09, 2008

9 maggio, nel cuore delle alghe e dei coralli.

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.


(Peppino Impastato, 5 Gennaio 1948/ 9 maggio 1978)

maggio 06, 2008

Il fumo uccide.

Nicola Tommasoli è morto ieri, dopo giorni di agonia.
Nicola è morto dopo essere stato selvaggiamente picchiato a causa di una sigaretta.

I motivi dell'aggressione non sono ben chiari, ma è emersa su tutte un'ipotesi che sembra predominare sulle altre.
Si presume che siano in giro delle bande di picchiatori che in maniera dura e diretta intervengano alla radice contro i problemi del fumo e dei fumatori.
La questione del fumo è grave. Interessa la saluta pubblica oltre a quella personale.

Probabilmente è per questo che Gianfranco Fini, pur non approvando i metodi messi in atto dal gruppo neofascista (NEO FASCISTA, le distinzioni sono importanti) giudica peggiori i fatti accaduti durante le contestazioni della fiera del libro di Torino (bandiere israeliane sono state brutalmente bruciate e ridotte in cenere, mandate in fumo...è il caso di dirlo).

"Drogato, negro, frocio, comunista pervertito
terrone punk’ a bestia sadomaso travestito
è inutile nasconderti sarai individuato
e nel cuore della notte sarai sprangato"

Nella lista i 99Posse si erano dimenticati Fumatore.
Ma è una canzone di più di dieci anni fa e nessuno si rendeva ancora conto della gravità del fumo.

maggio 02, 2008

Riprendersi Berlino


Non sarebbe bello
Non farsi più del male?
Non sarebbe strano
se capitasse a noi?
...
Non sarebbe bello
riprendere Berlino?
Non sarebbe strano
prenderla senza eroi?

(Afterhours, Riprendersi Berlino)

maggio 01, 2008

1° maggio, festa degli eroi.

"..sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe."

(Le dimensioni del mio caos, Caparezza)

Si entra ma non si esce.

Ieri, l'agenzia delle entrate aveva reso pubblici i redditi di tutti gli italiani.
Hanno cominciato con quelli del 2005. Ma hanno smesso subito.
Il Garante per la Privacy, le associazioni dei consumatori e pure Grillo si sono scagliati contro l'iniziativa del ministero.
Dietrofront, via tutti gli elenchi.

Onestamente, in tutta ingenuità probabilmente, non capisco quale sia il problema.
Non capisco come la pubblicazione dei dati sul reddito possa comportare un rischio per la sicurezza personale e in che modo questi dati, di per sè già pubblici e consultabili in forma cartacea sia presso l'agenzia delle entrate che nei singoli comuni, possano agevolare le organizzazioni mafiose.

Non credo che mafia, 'ndrangheta, camorra, sacra corona unita e bande armate varie abbiano davvero bisogno del supporto telematico per reperire informazioni.

In un Paese civile il cittadino che più guadagna e più paga credo dovrebbe essere anche più contento degli altri. Col suo reddito sta finanziando importanti servizi sociali.
Perchè ci sentiamo più buoni se devolviamo il 5x1000 a pincopallonlus e solo più fessi a pagare le tasse?

Onestamente che il mio reddito fosse online non mi procurava il minimo imbarazzo.
Non evado, pago le tasse, contribuisco. Perchè dovrebbe imbarazzarmi questa cosa?
Piuttosto mi crea imbarazzo guadagnare così poco rispetto al lavoro che faccio.
Ma questa è un'altra storia.
Una storia di precariato e sfruttamento, contratti a termine e agenzia interinale.
Una storia da primo maggio.
Una storia d'oggi,